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09/09/2020

Come il COVID-19 ha cambiato il nostro modo di lavorare

“Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto, è sempre posto su di una via che porta al positivo”.
Questa frase di Sant’Agostino, scritta più di un millennio e mezzo fa, racchiude un pensiero filosofico, costantemente ricorso nei secoli seguenti, secondo il quale un grande evento storico funge da “acceleratore” del processo di modernizzazione.
Quante guerre, ad esempio, sono considerate storicamente degli spartiacque per quel che riguarda il progresso sociale e, soprattutto, industriale?
Se ci si riflette, anche la pandemia che stiamo vivendo ha mutato inevitabilmente le nostre abitudini, sia nella sfera privata che in quella lavorativa.
L’attuale situazione, infatti, ha costretto moltissime aziende, tra cui Silea, a sperimentare nuovi metodi di operatività, lo smart working su tutti.
A differenza delle realtà che già precedentemente avevano introdotto questa modalità lavorativa, la maggior parte delle aziende Italiane si è ritrovata a doversi organizzare nel giro di pochi giorni.
Per quanto riguarda Silea, le maggiori complicazioni sono state dovute da un numero insufficiente di computer portatili con cui dotare un personale, fino ad allora, privo di formazione per il lavoro da casa e, ovviamente, senza il tempo materiale per sopperire a queste mancanze.
Il primo problema è stato risolto utilizzando un tool che ha permesso ai dipendenti di potersi collegare ai propri pc, fisicamente presenti in azienda, direttamente dal computer di casa; mentre, per quel che riguarda la formazione, dopo qualche giornata di appannamento, si è riusciti a trovare un allineamento, grazie alla collaborazione e alla disponibilità di tutti.
Infatti, uno dei principali rischi dello smart working sta nella difficoltà di coordinarsi. Un’azienda deve funzionare come un’orchestra, dove non basta essere ottimi solisti.
Dopo pochi mesi, fare un primo bilancio di quest’esperienza è fattibile?
Chiaramente il tempo aiuterà a consolidare questa nuova abitudine, ma la prima impressione sullo smart working può dirsi assolutamente positiva. Il comfort e l’agio dato dall’ambiente casalingo riducono lo stress ordinario del lavoratore (aumentandone la produttività fino al 13% , secondo alcuni studi), la riduzione degli spostamenti, inoltre, riduce sia l’impatto ambientale che le spese del dipendente, mentre, se ci soffermiamo sui primi mesi di implementazione, lo smart working ha avuto anche una forte valenza sociale, distraendo, seppur per qualche ora al giorno, le persone dall’alienazione prodotta dal lockdown.
Quando si tornerà alla completa normalità, si spera il prima possibile, l’auspicio è quello di mantenere viva, in base alle necessità, l’esperienza dello smart working con tutte le migliorie attuabili, facendo tesoro delle “opportunità” che una disgrazia come il COVID ci ha lasciato, quantomeno questo è quello che ci consiglierebbe Sant’Agostino.